Enzo è un mercante d’arte che vive nel centro di Roma insieme al pugile Fabio. Il primo è omosessuale, il secondo eterosessuale. Eppure tra i due si è sviluppato un rapporto morboso che spesso sfocia nella violenza. Nel frattempo un ex poliziotto corrotto e un giovane che non è riuscito a entrare nella Pubblica Sicurezza taglieggiano i commercianti della zona.

Recensione
Atmosfere pasoliniane e stile godardiano. Questo in sintesi potrebbe essere il sunto espressivo/tematico di Il pugile e la ballerina, piccolo film di Francesco Suriano che, almeno per quel che riguarda Roma, ha avuto una distribuzione molto problematica (solo due schermi d’essai). Si tratta di una prova dalle chiare ambizioni autoriali, un’opera prima realizzata da un regista che affonda le sue radici culturali soprattutto nel teatro e che ha avuto precedenti esperienze come documentarista e sceneggiatore. La vicenda è ambientata nella Roma dei quartieri centrali (Corso Vittorio Emanuele, Il Colosseo e il rione Monti), ma l’aspetto interessante di questa operazione è che non emerge una città turistica, e neanche una rappresentazione banale e folcloristica di angoli della Capitale ben noti a chi ci vive. Il tentativo di Suriano è stato palesemente quello di rendere tali contesti quasi anonimi, irriconoscibili, addirittura astratti, e di popolarli di individui da periferia più che chic, pasoliniani più che trendy.


Suriano ha puntato tutto su un’atmosfera sospesa, cupa, imperscrutabile, con tinte narrative che vanno dalla commedia al quasi noir. Così, tra citazioni a vista di Fino all’ultimo respiro di Godard, fotografie dell’africano Samuel Fosso, case piene di opere d’arte, palestre di pugilato, trattorie dove tutti sembrano conoscersi, assistiamo alle vicende intrecciate di due coppie anomale che cercano disperatamente di rintracciare una loro identità, senza trovarla.

Il pugile e la ballerina è un film che non sembra essere riuscito a trovare un baricentro narrativo. Tale problema è generato dalla struttura del racconto, suddiviso per brevi quadri che si chiudono al nero. L’intreccio delle storie spesso è poco fluido, così come la scelta degli interpreti in alcuni casi non ci è parsa così azzeccata. Peccato perché questo lavoro ha un incipit notevole e possiede una colonna sonore di grande effetto.

Una cura più attenta di alcuni aspetti formali e narrativi probabilmente avrebbe reso questo lavoro più efficace e soprattutto avrebbe evitato alcune improvvise svolte verso una soporifera e controproducente noia.

Regia: Francesco Suriano
Sceneggiatura: Francesco Suriano,Marco Saura
Fotografia: Alessio Gelsini
Scenografia: Bruno Colella
Interpreti: Marcello Mazzarella, Vincenzo Mazzarella, Fabio Mattei, Peppino Mazzotta
Produzione: PFA Films, Caro film
Distribuzione: PFA
Origine anno: Italia 2008
Durata: 93 min.


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